Accertamenti bancari

Con le Ordinanze n. 19956/2026 e n. 19960/2026, la Suprema Corte ha posto le basi affinché l’autorizzazione all’accesso ai conti correnti non sia più considerata una mera formalità interna all’Amministrazione finanziaria. Si afferma che se l’autorizzazione manca oppure non consente di verificare i presupposti, l’oggetto e i limiti dell’indagine, i dati bancari acquisiti diventano inutilizzabili e l’accertamento può risultare invalido nella parte fondata su tali elementi. La pronuncia recepisce i principi espressi di recente dalla Corte EDU, secondo cui l’accesso ai dati bancari costituisce un’ingerenza nella vita privata del contribuente e deve quindi essere assistito da adeguate garanzie. Sempre in linea con la direttrice segnata a livello europeo, la Cassazione non limita i poteri investigativi del Fisco, ma afferma che il contrasto all’evasione deve sempre confrontarsi con i principi di legalità, proporzionalità e tutela dei diritti fondamentali della persona. Un equilibrio, questo, che appare destinato a incidere sempre più profondamente anche sul diritto tributario. Aspetto da non sottovalutare però, è che il vizio non è rilevabile d’ufficio. Sarà quindi il contribuente a dover contestare tempestivamente l’assenza o l’inadeguatezza dell’autorizzazione nel ricorso introduttivo.